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Lo sviluppo della narrazione nel bambino

Come per ogni altra competenza linguistico-comunicativa, non ci sono delle tappe che ogni bambino deve rigidamente seguire, ognuno ha il proprio singolare processo di sviluppo, ma i dati riportati di seguito emergono da un’analisi della letteratura e servono per avere delle idee generali e alcune indicazioni. La possibilità di avere linee di sviluppo molto diverse vale in particolar modo per la narrazione, che unisce tutte le competenze del linguaggio e richiede anche buone competenze comunicativo-relazionali. Per un’ulteriore analisi dell’utilità della narrazione nello sviluppo del bambino e una descrizione delle principali forme di narrazione presentate in seguito si rimanda a “IL RUOLO DELLA NARRAZIONE NELLO SVILUPPO LINGUISTICO-COMUNICATIVO DEL BAMBINO”. Quanto presentato vuole comunque essere uno spunto di riflessione per orientare l’osservazione dell’adulto.
I bambini sono a contatto con la narrazione fin dai primi giorni di vita, non solamente per quanto riguarda fiabe o storie, ma dapprima attraverso racconti di vita quotidiana, che hanno come protagonisti i bambini stessi o le persone a loro vicine, e che sono proposti dai familiari o dai conoscenti in diversi momenti della giornata. Lo sviluppo delle competenze narrative è legato non solo all’aumentare dell’età e delle abilità linguistiche, ma anche alla quantità e qualità delle esperienze di narrazione che il bambino incontra durante il suo sviluppo (Baumgartner & Devescovi, 2001). Per questo motivo si consiglia sempre agli adulti di raccontare ai bambini storie, leggere loro libri, ma soprattutto descrivere tutto ciò che li circonda e le azioni che sono svolte dai bambini stessi o da coloro che passano del tempo con lui/lei: questi semplici gesti forniscono un grande aiuto nello sviluppo delle competenze linguistiche, comunicativo-relazionali ma anche culturali del bambino.

Verso i 2 anni e mezzo o 3 anni i bambini producono brevi frasi, che descrivono eventi accaduti al bambino stesso alle persone a lui vicine (Renfrew, 2015), in cui vengono spesso omessi il protagonista, i luoghi e la modalità d’azione. Verso i 3-3,6 anni vengono forniti più dettagli, anche se le tempistiche e i personaggi spesso sono assenti.
Durante la narrazione è il genitore, o più in generale l’ascoltatore, a chiedere informazioni al bambino, così da avere delle precisazioni, questo aspetto sembra influire e favorire la comparsa poi spontanea degli elementi nelle narrazioni successive.
A partire dai 3-4 anni i bambini sono in grado di produrre semplici script della vita quotidiana, includendo le azioni (partendo da una/due azioni, che aumentano con lo sviluppo) e gli oggetti rilevanti.
Dai 4 anni i bambini iniziano a manifestare maggiore attenzione ed interesse nei confronti di storie che presentano una situazione problematica che deve essere risolta dal protagonista (Levorato & Nesi, 2001). Compaiono le prime storie di fantasia, inizialmente come rievocazione di un modello adulto e di alcune narrazioni viste alla televisione o nei libri. Tipico di quest’età è anche l’emergere di formule convenzionali legate alla narrazione, come “C’era una volta…”, o l’uso del passato, per identificare il fatto che stiano effettivamente raccontando una storia.
Se fino ai 4 anni le storie riguardano spesso solo azioni e oggetti, e le rievocazioni di racconti presentano in modo generale l’intreccio narrativo, ma non possono essere considerate vere e proprie narrazioni, è dai 5 anni, quando l’abilità di analizzare gli stati interni inizia a crescere, che le sequenze sono raccontate anche in funzione dello scopo dei personaggi e vengono fornite alcune motivazioni.
Dopo i 6 anni viene maggiormente esplicitata la relazione temporale e causale tra i vari avvenimenti o le azioni, con l’aggiunta di informazioni opzionali e di una conclusione (Baumgartner & Devescovi, 2001).
È solo dai 9 anni che vengono fornite storie strutturalmente coerenti e complesse (Levorato & Nesi, 2001). Con l’aumentare dell’età matura la capacità di analisi degli stati interni dei personaggi e la valutazione delle disposizioni e caratteristiche psicologiche, che si affina solo nella tarda adolescenza.

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